My love is here to stay

marito

 

Riesco quasi solo ad alimentarmi di amori lontani: a volte fisicamente, a volte anche affettivamente (non parlo di amori non ricambiati, quello mai, ma di amori non esplicitati, per così dire vaghi e quasi pudici). Mi serve distanza per gestire un rapporto perché ho bisogno di colmare questa distanza di emozioni continue, passioni, sogni, sublimazione, mistero, tormenti ed estasi. L’eccessiva vicinanza riporta tutto a un reale quotidiano. E dopo come fa la bambina a giocare a fare la fidanzata? Dopo deve “essere” fidanzata. E non si gioca più.

Stasera per esempio vorrei dire all’uomo che ho amato e che amo che, anche se non lo vedo e sento più da un sacco di tempo, che l’amore è lì – testardo, ostinato, illuso – e basterà un minimo suo cenno, o anche un lieve fischio, o un battito di ciglia, e io ci sarò, pronta a tutto, pronta a raccogliere le briciole che cadono dalla sua tavola, se briciole mi vorrà dare. Lui è l’unico. Tutto il resto è stato contorno, colore locale e fumo negli occhi.

Ma non posso dire niente: chissà dov’è, chissà cosa fa e con chi. Eppure sono sicura che mi sente.

Leggi gli altri post di Amanda

Dimmi quale parente hai e ti dirò chi sei

parenti

Mi scrive in email una persona che non conosco: “Mi permetto di chiederle se è per caso parente di xxx (stesso mio cognome) di Roma, che ho conosciuto diverso tempo fa e che mi sembra di ricordare fosse parente del Prof YYY, ordinario di economia politica all’Università”. Non so chi sia lo scrivente, cosa voglia veramente, se un giorno sia caduto innamorato della signora xxx, l’abbia persa e ora ricerchi in modo indiretto e piuttosto goffo un contatto con la desaparecida, oppure se sia interessato al professore YYY, o voglia solo sapere qualcosa in più di me. Cosa poi? I miei gradi parentela?

No, non sono mai stata parente di nessuno. Sono orfana di genitori vivi. Come Gide, odio le famiglie. Sono madre di me stessa, figlia di me stessa, sorella di me stessa. Evito i cugini, non amo gli zii, non ricordo mai la differenza tra suocero, genero e cognato. Sono madre di un figlio. Amica di qualcuno. Amante di chi amo e di chi mi ha amata. Non ho una rete (di parentele): il che significa che, se cado mentre mi esibisco sul filo, mi sfracello al suolo. Ma anche che non finirò mai intrappolata.

Leggi gli altri post di Amanda

Fake su Facebook: anche noi ragazze li vogliamo belli!

fake

Non riesco mai a capacitarmi fino in fondo della facilità con la quale i maschi perdono completamente qualsiasi residuo di buon senso davanti a una bonazza seminuda ritratta in foto. Eppure succede quasi tutti i giorni. E succede soprattutto online. Come riferiscono gli stessi maschi è una pratica frequente per loro ricevere via Facebook, o magari anche su Skype, richieste di amicizia da donne giovani, bellissime e discinte. Sono davvero ammaliate dal fascino dell’utente Facebook nel quale sono casualmente incappate? La domanda sembra retorica eppure non lo è, dal momento che alcuni ci cascano. Basta leggere le bacheche di queste signorine per vedere post di uomini ringraziano per l’amicizia concessa e magari mandano cuoricini, orsetti, omaggi floreali. Che teneri.

Poi si scopre che dietro – ovviamente – c’è dell’altro. Secondo alcuni è un modo per carpire liste di amici o altri dati destinati a soddisfare i mostruosi appetiti di qualche database. Secondo altri è puro ricatto. Le ragazze (ragazze?! Non saranno piuttosto nerboruti senegalesi o tosti albanesi?) cominciano a chattare con l’utente così facilmente conquistato, lo attirano su Skype, lo inducono a denudarsi e/o a dire cose sconce davanti alla webcam e poi minacciano di mandare il video alla moglie o alla compagna. Bella roba.

Eppure c’è chi ammette di esserci caduto o di essere stato lì lì, magari perché con le giovani donne in questione avevano una ventina di amici in comune. Il che la dice lunga sul tasso di frequenza con il quale i nostri maschi  finiscono gabbati da questi fake di indefinita provenienza.

È un po’ la versione aggiornata dello “scherzo della donna” agli albori di Internet di cui parla qui la mia amica Jo.  Negli anni Novanta, quando la Rete era agli esordi e gli utenti frequentavano le chat dove l’identità era misteriosa, molti trovavano divertente fingersi donna, sedurre qualche ragazzo (o uomo) più ingenuo, iniziare quello che in seguito è stato battezzato “sexting” (invio di messaggi sessualmente espliciti) e poi svelarsi come gli omaccioni che erano.  Ma ormai anche il web ha perso l’innocenza e quella che era una burla (apprezzabile o meno, a seconda dei gusti) si è trasformato in business.

Resta – dicevo all’inizio – lo stupore sconfinato per come basti un accenno di tetta, una coscia desnuda o labbra  a mo’ di canotto che promettono chissà cosa, per far svalvolare completamente uomini in altri contesti ritenuti sobri e dignitosi. Anche i più insospettabili, anzi soprattutto i più insospettabili: intellettuali, imprenditori, individui apparentemente cinici, smagati, scanzonati.. Forse nel loro caso funziona di più perché è l’unica oasi che si consentono di esplorare abbassando la guardia – e fanno male.

Soprattutto ci si chiede come un ingegnere cinquantenne dal cranio spelacchiato, o un ragazzotto arruffato, o un triste impiegato con la pancetta possano convincersi di aver sedotto all’istante – magia della Rete! – bellezze stellari che nella vita reale sono solite accompagnarsi a maschi alfa estremamente attraenti e anche molto solvibili. La risposta è nel vento, caro amico.

Io qui però vorrei sollevare una questione che mi sta a cuore. C’è del sessismo nei fake che chiedono l’amicizia: agli uomini arrivano le foto di ventenni procaci, a noi donne richieste di generali in pensione o capitani di Marina piuttosto agée ma evidentemente ritenuti (da chi manda le richieste) dall’aspetto “affidabile”. Dicono di essere inglesi o tedeschi (ma scrivono in un inglese improbabile), si dichiarano single o vedovi, si approcciano con cautela e una certa serietà, senza alcuna iniziale allusione sessuale (e ci mancherebbe!). Di più non so, perché ovviamente ho mangiato la foglia sin dall’inizio e non ho approfondito. Ma altre donne mi dicono che è successo anche a loro. E ho visto con i miei occhi amiche incuriosite e allettate dall’idea che un signore misterioso le cercasse su Facebook, attratto evidentemente dal loro bel sorriso. Cosa che starebbe a dimostrare che di illuse ce ne sono anche tra le fila femminili.

Io però protesto e pretendo dei fake decenti. Ma quali generali in pensione, quali capitani di Marina! Vogliamo foto di bei giovanottoni ventenni tutti muscoli e ormoni che ci dicano che, appena vista la nostra foto su Facebook, sono stramazzati al suolo per l’ammirazione. E chi se ne frega se dietro c’è un cinese quarantenne brutto e sfigato che tira a far soldi. Fate sognare anche noi.

maschi

Leggi gli altri post di Amanda

La sera che ho avuto (di nuovo) 23 anni

ragazza sola

La storia che ognuno ha l’età che si sente è una grande stronzata. L’età è quella che abbiamo, non si scappa. Come non si scappa dalle prime rughe, dai primi capelli bianchi, dai primi cedimenti della pelle sul ventre o sulle cosce. L’essere giovani dentro: che sciocchezza. Dentro si è, inevitabilmente, quello che si è maturato nel corso dei miliardi di miliardi di secondi, minuti e ore che abbiamo vissuto. Tutto un mettere, un aggiungere, un buttar su, strato sopra strato, mai – dico mai – che uno di questi strati scivoli via e si perda. Accumulatori seriali di anni, siamo, altroché. Quindi a chi mi dice “Dimostri meno della tua età” io rido in faccia, non perché non sia vero (potrebbe anche esserlo), ma perché è la frase in sé che non ha senso. E poi io son proprio contenta di avere l’età che ho. Mi sento come un albero, ogni anno un nuovo cerchio. E più cerchi accumulo, più mi espando e mi rafforzo. L’età è (anche) forza. Mi viene in mente Simone de Beauvoir, che scrisse “L’età ingrata” per raccontare la se stessa adolescente e poi “La forza dell’età”, per descrivere la donna finalmente matura.

Questa sera, però, io non ho più i miei anni. Intendiamoci: non è che li “sento di meno”, o mi “pare” di essere più giovane, o mi “sento” una ragazzina. No, no. Io questa sera ho 23 anni. Cioè, “ho” proprio quell’età, e nessun altra.

È una sera dei miracoli, come canterebbe il poeta. Inizio di primavera, prime ombre notturne ma ancora il buio non è calato, non un’anima per strada. Cammino stranamente tranquilla su queste strade circondate da palazzoni ma anche da qualche giardino. Sento la pelle tesa, sento i capelli setosi come appena lavati, sento il fisico esile e agile. Ho 23 anni e sto tornando a casa. Non so se è qualche ricordo specifico che mi ha riportato indietro: forse ho già vissuto questo momento, forse c’è stata una sera uguale uguale,tanti anni fa, con lo stesso profumo nell’aria, lo stesso silenzio, gli stessi alberi. Forse è per questo che mi sembra di essere tornata indietro nel tempo. Ma no, no, no, non sono andata né avanti né indietro. Sono lì, ferma : 23 anni, giovane, fresca, un po’ insicura però leggera, appena un po’ malinconica eppure speranzosa. Quanta meravigliosa vita ancora mi aspetta.

Leggi gli altri post di Amanda

Errori di comunicazione social: perché le donne si fanno i selfie sexy e gli uomini imitano Rossi (Vasco e Valentino)

selfie

Un libro un tempo molto in voga titolava: “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere”. Proprio così. Due pianeti diversi che si conoscono molto poco e soprattutto non sanno comunicare.

Un esempio: le foto degli uomini e quello delle donne su Facebook o Twitter.

Consideriamo il target uomini over 40 single, perché lo riteniamo il più interessante per analizzare il fenomeno: ebbene, molti di questi uomini utilizzano per il loro profilo sui social network un’immagine che li ritrae a cavallo della motocicletta, o in piedi accanto al bolide. Evidentemente ne sono particolarmente fieri, probabilmente è la cosa che amano di più dopo il divano, il televisore e la telecronaca della partita della loro squadra preferita. Ma altrettanto evidentemente reputano che l’immagine di loro come audaci motociclisti ispirerà interesse, attrazione e magari torbida passione da parte dell’universo femminile. Ehi piccola, ti sto dicendo: “Sono un centauro, quindi uno giovane, quindi uno spericolato, quindi uno da vento nei capelli, quindi uno che ti strapazzerà virilmente e tu morirai per me”. La verità è che il tipo in questione, di solito, se è giovane lo è dentro, perché fuori ha 46 anni; che, se è spericolato, lo è come Vasco, che infatti va per la pensione; se è da vento nei capelli dovrà mettersi un parrucca, perché nel frattempo è diventato calvo.

Ma non è questo il nodo della questione. Il fatto è che, a noi donne, non solo non ce ne frega niente se lui è un ardito motociclista, ma, anzi, la cosa ci preoccupa. Vorrà dire che non ci verrà a prendere a casa in una comoda automobile, che dovremo metterci a cavalcioni dell’automezzo anche se abbiamo la gonna (quindi niente gonna, uff!), che il casco ci spettinerà irrimediabilmente i capelli; che ci prenderemo molto vento e forse anche molto freddo, così dopo ci raffredderemo; che staremo in una posizione scomoda tutto il tempo. E che magari non sarà il caso di indossare il nostro amato tacco a spillo. Ma chi lo vuole un uomo così? Giusto una 18enne avventurosa e in jeans. Già sopra i 24 il motociclista fiero di sé è spacciato.

Altro madornale errore che fanno nella comunicazione social quelli che vengono da Marte: le foto da lupo di mare. I soggetti in questione – e sono tanti – ritengono che la femmina non resisterà al loro fascino salmastro. Da lì le foto che li ritraggono mentre ammainano le vele a bordo di una barca (la loro? Di un amico? Noleggiata per il tempo dello scatto?), oppure meditano seduti a bordo in un tentativo di imitazione de “Il vecchio e il mare” di Hemingway, o addirittura brandiscono con sicurezza il timone come a dire: “Bambola, io sì che sono un maschio che saprà guidarti in mezzo alla tempesta”. Poi li conosci, ci parli, ci esci, e ‘sta cosa della barca a vela svanisce nel nulla (a parte, ovviamente, qualche velista serio). Ci mangi i bucatini all’amatriciana dallo Zozzone, ci guardi la partita della “Maggica” allo stadio, al massimo ci fai una passeggiatina al parco, ma l’alter ego marinaio appare introvabile, un caso perfetto per “Chi l’ha visto”. Al massimo ammainano qualche tenda quando ti invitano nella loro camera da letto o si mettono al timone della loro autovettura per portarti al centro commerciale. Sorge persino il dubbio che non sappiamo nemmeno nuotare.

lupo

D’altra parte anche le donne non è che sono ‘sti geni della comunicazione. È vero che, al contrario del maschio che sfoggia la motocicletta, non si sognerebbero mai di sedurre l’altro sesso sfoggiando l’ultima borsetta acquistata, anche se magari le vogliono bene quanto l’uomo ne vuole al suo bolide.

Ma ce ne sono a frotte su Facebook – di ogni età, va detto – che sono convinte che il mezzo infallibile per sedurre il maschio sia fare lo sguardo suadente, le labbra a cuore che inviano tanti bacini, le ciglia che fanno “flap flap” e vogliono certamente significare: “Sono una bomba sexy”. Molto bene. L’uomo, si sa, è un animale semplice semplice: mostragli un po’ di coscia, un po’ di scollatura, e ti cadrà ai piedi. Vero? Solo in parte. Possibile che la maggioranza sia così. Ma a mio parere i più sgamati leggono in quei selfie maliziosi un unico messaggio: “Sono una scopata facile”. Quindi magari contattano la donzella, vanno, fanno e poi, eventualmente, lasciano, se – diciamo – la signora non vale la candela. A volte inseguiti dagli insulti di queste stesse donne che di solito si lacerano le vesti accusando i maschi di essere tutti stronzi bastardi. Be’, non so se sia vero, ma diciamo che il target commerciale da te prescelto – mia cara con la boccuccia a culo di gallina – era proprio “stronzo bastardo”. È come se i pubblicitari di una crema anti-rughe si lamentassero perché le loro acquirenti sono tutte agée: chi vuoi che se la compri ‘sta crema, le ragazzine quattordicenni con la pelle liscia come una tavola da surf?

In più non a tutte si addice l’espressione maliziosa e il primo piano hot: già appare patetica Barbara D’Urso, che pure è protetta dall’invisibile corazza della popolarità. Ma quando a fare le smorfiette è la casalinga di Voghera, magari non proprio bellissima, magari non giovanissima, magari non eccessivamente carismatica, diciamo che il rischio di risultare un po’ patetiche è dietro l’angolo.

A pensarci bene l’accoppiamento ideale è tra uomini che sui profili social postano foto di loro con la motocicletta e in barca a vela e donne che si fanno i selfie maliziosi. Così Marte è contento e Venere pure. Auguri e figli provenienti da Saturno!

Leggi gli altri post di Amanda

Io sono un’equilibrista (dei sentimenti)

filo
E’ inutile, ci casco sempre. Mi dicono: “Cammina sul filo” e io cammino. Lo so che è pericoloso, lo so che prima o poi cadrò e mi farò male, ma vuoi mettere il divertimento, l’ebbrezza, la sensazione di lieve follia di quando sei li, sospesa nel vuoto, quasi pronta a volare, applaudita, ammirata, esaltata. Con l’età sarebbe saggio smettere, invece mi sono accorta che gli anni mi hanno regalato esperienza, e ora su quel filo riesco a starci più a lungo, e a godermi di più lo spettacolo.
Tira tira poi si cade, come detto, e un po’ male ci si fa. Non lo so, forse dovrei smettere, riportare i piedi per terra, fare come tutti – camminare o al limite correre – ritrovare la stabilità del suolo, smettere di esibirmi, smettere di ricercare il brivido della vertigine. Ma sì, lo farò, lo farò. Prima o poi. Ma quanto mi sono divertita.

Leggi gli altri post di Amanda

8 marzo, dateci pace e tempesta (come a Flor)

Non sappiamo se ci piace la Festa della Donna. Almeno non a tutte. Ma io, che sono Amanda, e le mie ragazze – Lucy, Jo e Margherita – abbiamo deciso comunque di non dimenticarla. Così ognuna di noi ricorderà una figura di donna che considera un’ispiratrice. Anzi un’amica. Anzi, una di noi ragazze

braga

A me piace Flor.

Perché è piccola, bellina, ingenua, pura e puramente sensuale.

Flor si è innamorata di un bastardo. Capita a tutte, prima o poi. Amore vero, quanto può essere vero l’amore tra una ragazza giovane e ingenua e un giovane bastardo, nullafacente e puttaniere. E a volte, ragazze mie, può essere più vero del vero.

Lei si è innamorata e gli ha regalato subito tutto: la sua verginità (a quell’epoca e in quel contesto era un tabù inviolabile), la sua freschezza, la sua sensualità acerba e pronta a sbocciare. E anche lui si è innamorato. Lui giovane, bello, fiero, prepotente, senza padri né tetto né legge, non ha potuto non innamorarsi di lei. Un amore sincero, nonostante tutto.

sonia

Lui le ha dato quel che le poteva dare: passione, affetto, allegria. E hai detto poco. Ma anche tensioni, arrabbiature, sofferenze, dolori. Andava e tornava, trascorreva le notti nelle bische clandestine e con le prostitute, ci provava con tutte, ci provava persino con le sue giovanissime allieve, e spesso ci riusciva. Perché lei,  essere umano delizioso, è una gran cuoca e si guadagna da vivere gestendo una scuola di cucina.

Poi lui un giorno è morto. Crollato a terra, durante un Carnevale di alcol e bagordi. E con lui sono morte la passione, l’affetto, l’allegria.

Quanto dolore, Dona Flor, quanto rimpianto, persino per le notti trascorse ad aspettarlo, persino per i suoi debiti di gioco e le sue puttane.

Poi è arrivato quello che la nostra piccola si meritava: un signore perbene, serio, corretto, persino belloccio. Si è innamorato della giovane vedova e l’ha sposata. Ah, dolce Flor, finalmente qualcuno che ti merita. Finalmente un farmacista stimato, che ti considera la perla più preziosa, che ti circonda di  premure, che neppure ti trascura sessualmente e che mai e poi mai ti tradirebbe.

Sì, ma che noia.

Per fortuna che il primo amore torna dagli Inferi (o dal Paradiso, chissà). È invisibile a tutti tranne che a lei. Perché Flor è finalmente serena con il nuovo marito, ma niente e nessuno le potrà restituire la dolorosa, inebriante follia del primo. Così se li tiene tutti e due, il saggio e lo scriteriato. Ce la fa grazie alla fantasia, che a noi donne non manca mai e che ci consente, sempre, di sopravvivere.

mariti

Dona Flor non esiste: l’ha inventata un uomo, un fantastico scrittore di nome Jorge Amado, che oggi proclamiamo donna ad honorem per aver così sapientemente descritto l’animo femminile (e non solo in questo libro). Però in fondo una Donna Flor esiste in tutte noi, che abbiamo bisogno di emozione e sostegno, pace e tempesta. E se non li abbiamo, ce li inventiamo.

jorge

Leggi gli altri post di Amanda

4 motivi (letterari) per non frequentare ragazzi più giovani

cheri

Qualsiasi donna almeno una volta nella vita ha colto l’illuminante verità della frase di una canzone di Loredana Berté: “Dio sa quanto mi è costato ascoltare sul mio seno il respiro di uno scemo”.  È capitato a tutte, capiterà ancora. A volte, purtroppo, lui è molto più di uno scemo: un bastardo, un truffatore, addirittura un assassino. Come è capitato alla povera Gloria Rosboch che, non si sa come, si è inventata la favola di un amore impossibile con Gabriele Defilippi, uno di 30 anni più giovane, e ci ha creduto, evidentemente vittima della sua stessa fragilità e di un delinquente manipolatore. “Fiabe” si intitola infatti la suddetta canzone. Fiabe che si sono raccontate altre donne truffate dal ragazzo. Lia Celi ha scritto un articolo sulla vicenda .

Vicenda che porta inevitabilmente anche a interrogarsi su un’altra fiaba metropolitana, quella sulle Milf, Mother I would like to fuck, signore-mamme ancora piacenti, anzi seducenti, anzi fantastiche, in grado di sedurre e legare a sé per sempre giovanotti atletici e bellocci. Naturalmente non è vero. Anzi, non è mai stato vero. O meglio, è un fenomeno complesso, non certo liquidabile col solito applauso o sghignazzata di massa.

Che l’età media si sia allungata è un fatto, che i costumi sessuali siano molto più liberi di un tempo è un altro fatto, così come lo è il numero crescente di separazioni e divorzi. Aggiungere una certa immaturità media dei trentenni italiani, il loro occasionale bisogno di ricercare figure più stabili delle coetanee e anche, talvolta, la loro necessità di sostegno economico, amalgamare il tutto, cuocere a fuoco lento ed ecco che è pronta la Milf. Ma, innanzitutto, c’è sempre stata, anche se non ce ne siamo mai veramente accorti. E in secondo luogo non è questa figura scintillante e vincente che (i media) vogliono farci credere. Anzi, diciamocela tutta: finisce quasi sempre male.

Nella storia della letteratura ci alcuni sono esempi di Milf. Vediamoli: servirà per imparare dai grandi del passato che il passato è come il presente (e come il futuro): si invecchia, e le donne invecchiate non piacciono mai troppo. Ma – attenzione – alla fine è sempre lei, la Milf, a lasciare lui. Almeno in letteratura.

Chéri , Colette (1920) –  Una ricca e bella cortigiana di 49 anni,  Léa, si innamora di un venticinquenne, Fred Peloux detto Chéri, figlio di una sua vecchia amica, anch’essa ricca cortigiana dell’alta società parigina. Lui la lascia per una della sua età, poi torna da lei ma a questo punto è lei che gli dice addio (anche perché intuisce che la storia non va da nessuna parte).

La diva Julia, William Somerset Maughan (1937) – Una famosa e carismatica attrice ultraquarantenne si innamora di un ragazzo più giovane di 20 anni. Lui inizialmente la travolge con la passione, poi inizia a fare i giochetti, poi gli chiede aiuto per far recitare nella sua compagnia una sua giovane protetta. Alla fine vince Julia, che resta una gran diva, fa sfigurare la ragazzina sul palcoscenico e lascia definitivamente il giovane amante. Ma che fatica.

Le piace Brahms, Françoise Sagan (1959) – Paula Tessier è un’arredatrice di 40 anni fidanzata con Roger Demarest. Il giorno del loro quinto anniversario i due si preparano ad uscire per festeggiare l’evento, ma lui disdice per un impegno di lavoro. La verità invece è che lui la tradisce in continuazione: eppure ogni volta lei lo perdona, amandolo alla follia. Un giorno Paula conosce Philip, il figlio venticinquenne di una sua cliente, che si innamora di lei. Il ragazzo fa di tutto per conquistarla e per allontanarla dal fidanzato, nonostante i continui rifiuti della donna per la loro differenza d’età. Col tempo, stanca dei continui tradimenti di Roger, la donna cede a Philip. Roger, geloso e indispettito dall’improvviso abbandono della sua fidanzata, fa di tutto per riconquistarla, fino a chiederle di sposarlo. Paula, di fronte alla proposta attesa tanto a lungo, accetta, lasciando Philip distrutto.

E, last but not least…

Edipo Re, Sofocle (430-420 a.C.) – Edipo si mette con una donna molto più giovane di lui, che poi scopre essere sua madre (e nel frattempo ha ucciso il padre). Perciò si acceca.

Tutto questo mi pare eccessivo: lasciamo i giovanotti alle giovanotte. Oppure godiamo della loro presenza – in fondo, come diceva Lorenzo il Magnifico, “chi vuol esser lieto sia, di doman non v’è certezza”! – ma, per favore, evitiamo le tragedie greche.

edipo

Leggi gli altri post di Amanda

Cinque cose da fare per essere un bravo trombamico

amicizia-uomo-donna-448x320

Di questi tempi, si sa, la società è fluida, e così pure l’amore. Chi più chi meno tutti cercano l’uomo o la donna della propria vita, anche se lo negano, o fingono di essere disinteressati, o sono disillusi. La ricerca è lunga e faticosa, e non è detto che si concluda bene. Negli spazi vuoti tra un grande amore e l’altro si può insinuare quella che un tempo i giornaletti rosa definivano “un’affettuosa amicizia”, o che potremmo chiamare flirt, o passione, o simpatia amorosa, ma che le giovani generazioni, e ormai anche quelle più attempate, definiscono il “trombamico” (e, per un discorso di pari opportunità, la trombamica). Termine appena un po’ triviale ma che rende l’idea. Trattasi di due persone di solito in grado di intendere e volere, di solito adulte e vaccinate, che decidono di frequentarsi principalmente per uno scambio di amorosi sensi. Squallido? Non più di un matrimonio andato a male dove i coniugi si riempiono di astio e di corna. Precario? Non più di un contratto di un ricercatore in un’università italiana – e comunque questo tipo di rapporti può durare anche a lungo, a volte anni. Illusorio? No, se uno non è proprio deciso a farsi illudere: in genere queste relazioni sono tra le più trasparenti, perché si mettono da subito le carte in tavola. Pericoloso? Forse sì, perché ci si può innamorare. Ma questo succede più che altro nelle brutte fiction su Rai2.

scheda_battistidonnaper1web

Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, il/la trombamico/a può essere una piacevole oasi di affetto nel tempestoso mare dei sentimenti. Un amico/a – e l’amicizia è un valore fondamentale – che è in grado anche di farti le coccole: un’affetto-terapia che spesso aiuta a passa’ ‘a nuttata e lascia bei ricordi. Ma purtroppo anche qui si insinua, come da omonimo titolo del libro di Fruttero e Lucentini, la prevalenza del cretino.

Cioè c’è gente che non è nemmeno in grado di fare il/la trombamico/a. Gente che spreca l’occasione di una relazione sentimentale libera da responsabilità e teoricamente ricca soltanto di cose belle per…Per cosa? Si suppone superficialità, coglioneria, instabilità mentale, demenza precoce.

Non parliamo qui degli one-night stands, rapporti di una notte che si concludono rapidamente come sono iniziati. No, parliamo di rapporti che, come detto sopra, potrebbero durare anche anni – perché i due sostanzialmente si piacciono, stanno bene insieme, parlano bene e fanno bene anche altro, nonostante, ahimé, non siano innamorati l’uno dell’altra – ma che falliscono per evidente insipienza. Abbiamo perciò elaborato un vademecum del perfetto trombamico, una sorta di galateo in 5 punti che gli consentirà di mantenere e prolungare la relazione amicale/trombante.  Fin quando, naturalmente, i due non troveranno il Principe e la Principessa Azzurra.

  1. Non pensare di essere qualcosa di più ma neanche qualcosa di meno – La relazione è stata chiarita fin dal principio. Se non lo è stata, è un grosso guaio e uno dei due si sta facendo molto male. Ma se, come ci si augura, la tipologia del rapporto è assodata e in qualche modo concordata, serve quell’umiltà necessaria per non voler essere mai qualcosa di più, ma nemmeno qualcosa di meno. Quindi occorre essere amicali, affettuosi, passionali, ma anche rispettosi degli spazi dell’altro. Sapersi eclissare quando è il caso, ma saper anche dimostrare che uno c’è quando l’altro ha bisogno. Anche questa è amicizia.
  2. Non stare a ripetere ogni due per tre “Noi non stiamo insieme” – Ok, l’avete detto la prima volta. Lui o lei ha capito e accettato. Non c’è bisogno di ripeterlo a ogni incontro e a ogni svolazzare di foglia al vento. È come ricordare all’altro a ogni pie’ sospinto che ha firmato un contratto – e purtroppo un contratto di serie B. Non è che, per esempio, quando uno si iscrive a un corso a pagamento l’insegnante gli ricorda a ogni lezione che ha sborsato tot soldi. Firmato una volta, il contratto va dato per scontato. A meno che, cari trombamici, lui non si presenti all’improvviso con l’anello di fidanzamento, o lei non diventi una stalker che aspetta lui sotto casa. In quel caso occorre preoccuparsi. Ma solo in quel caso.
  3. Non sparire per lunghi periodi senza motivazione – Ok, siete liberi e belli, non state insieme, vi regalate soltanto splendidi, occasionali momenti. Ma siete anche amici, ricordartelo. Le sparizioni immotivate lasciamole ai fidanzati nel periodo di riflessione. Se uno dei due è assente perché sta avviando una relazione “seria”, o per qualsiasi altro motivo, lo dica, o lo faccia capire, o se proprio non vuole turbare l’altro (ma qui commette l’errore n.1, cioè pensare di essere ‘qualcosa di più’), fornisca una motivazione vaga ma autentica. Le bugie e i patemi d’animo lasciamoli a quelli sposati, tra trombamici non c’è bisogno.
  4. Essere amici anche fuori dal letto – “Fuori dal letto nessuna pietà” cantava Marco Ferradini. E invece ce ne vuole di pietà. Non siamo solo acrobati del sesso (e forse tutte queste acrobazie non le facciamo neanche), ma siamo esseri umani con una buona dose di problemi quotidiani. Non è detto che un compagno fisso sia d’aiuto, ma forse per questo – anzi proprio per questo – bisognerebbe ogni tanto dare una mano concreta al/alla trombamico/a: ascoltare le sue lamentale, andare con lui a scegliere un’automobile, aiutare lei ad avvitare una lampadina…Poi sparire per un po’, naturalmente, sennò diventa un rapporto di coppia. Ma un gesto occasionale di solidarietà si può fare ogni tanto. Ci sono trombamici che ti aiutano persino a trovare lavoro, per dire.
  5. Rispettarsi – Siamo tutti esseri umani, fallibili, fragili, incasinati, e tutti vorremmo essere migliori, avere vite perfette, avere – se donne – un uomo bello, alto, biondo (o moro a seconda dei gusti) affascinante, premuroso e fedele, e – se uomo – una bella ragazza dolce e con le forme a posto. Vorremmo, ma spesso non possiamo. E ci intristiamo. Non intristiamoci ulteriormente. Quindi rispettiamoci – anche se non siamo belli e buoni, anche se ci stiamo confrontando con qualcuno/a che consideriamo un “ripiego” in attesa di un luminoso futuro. Ma nulla è mai un ripiego, se vissuto con onestà.billy-crystal-e-meg-ryan-in-harry-ti-presento-sally-27499

Leggi gli altri post di Amanda

I sette modi per far carriera se si è donna in Italia (come Daria Bignardi)

MILANO, 17/04/2009 L'ERA GLACIALE NELLA FOTO : DARIA BIGNARDI FOTO KOBE/INFOPHOTO

Tutti a parlar male di Daria Bignardi, neo nominata direttrice di Rai 3. E è amica di famiglia di Renzi, e è tenuta in gran considerazione perché ha sposato Sofri junior, e le sue trasmissioni non le vede nessuno, e pubblica con Mondadori ma si dichiara di sinistra, e è lecchina con il potere, e è antipatica ecc. ecc.

Intanto va detto che tutti i governi, da che mondo è mondo, collocano nei ruoli dirigenziali di potere i loro uomini (in questo caso donne). È lo spoil system, bellezza, ed ha anche il suo perché. Se facessi l’allenatore di una squadra di calcio vorrei arruolare persone che mi detestano apertamente o gente di cui mi fido?

Per quanto riguarda la signora in questione io, più che criticarla, la stimo. Perché, per arrivare dove è arrivata, ha imbastito una rete di conoscenze, competenze e abilità che non tutte, anzi poche, molto poche, sarebbero state in grado di imbastire. Quindi non possiamo che ricavarne una serie di saggi insegnamenti sulle caratteristiche indispensabili per far carriera se si è donne, oggi in Italia.

  1. I genitori – Bisogna fare in modo di nascere in una famiglia importante. Cosa si intende per importante? Genitori di peso: che so, babbo che è stato il padre fondatore dell’Unione europea, o un pittore famoso, o un noto anchormen, o…o…o…(riempire i puntini a piacere). Con la madre è un’altra questione: di madri importanti in Italia ce ne sono molto meno dei padri. Ma è fondamentale che la madre sia come quella della Bignardi, più volte da lei descritta in interviste e libri: accorta, saggia, acuta. Un nulla di donnina ai suoi tempi, quando ancora il femminismo era da venire o stava appena sbucando fuori, ma che oggi se li mangerebbe tutti. E infatti ha istruito bene la figlia. Quindi, mi raccomando feti di tutto il mondo: vedete di nascere nella famiglia giusta.
  2.  Il marito – Figura essenziale, non solo per fare sesso, farsi fare le coccole, procreare, condividere la vita quotidiana, dividere le spese e mettere insieme due stipendi (quando ci sono). Il marito deve essere una figura chiave per la carriera che si decide di intraprendere. Quindi va benissimo una figura opaca e poco all’altezza (così non offusca con la sua luce quella della compagna), ma punto di riferimento, volente o nolente, di una comunità nella quale è fondamentale presenziare. Il marito ricco e famoso serve per le mantenute e le nulla facenti. Il marito povero serve per l’amore romantico, quello delle servette. Il marito che si ama (e dal quale siamo amati) serve per essere felici. Ma è cosa rara, e non è detto che sia utile per la carriera.
  3. Il suocero – Vedi sopra. Il marito deve avere un padre importante. Che sia un sant’uomo o un criminale qui poco importa. Deve essere il Venerato Maestro, il Santone popolare, l’Intellettuale di Riferimento, il Vecchio Solone. Stravederà per la nuora, e la nuora stravederà per lui.
  4. L’ecumenismo – La donna che vuol fare carriera deve essere ecumenica. Ricordate il “ma anche” di Veltroni? Un po’ così. Di sinistra ma non invisa al centro-destra, cattolica ma laica, pompiere o incendiario a seconda del caso e delle opportunità, benvoluta dai profughi e stimata dai conservatori, ricca ma solidale con i poveri, bella ma non tanto da ingelosire le donne e abbastanza da acchiappare gli uomini. È un lavoro di equilibrio, per il quale è necessario avere molte anime.
  5. Essere brave – Per fare carriera, donne, bisogna essere brave. Cioè studiare, lavorare, impegnarsi, darsi completamente. È una regola valida ora e sempre. Il potere non perdona l’incapacità a una donna (e non credete alla favola della mignotta  che fa carriera in posti di potere senza alcuna capacità, alla fine si scopre che è stata parecchio brava anche lei). Serve l’intelligenza e tanto olio di gomito.
  6. Essere vincenti – Si può essere brave ma non vincenti. La donna che vuol fare carriera deve essere entrambe le cose. Essere vincenti significa non essere mai stata bocciata a scuola, non essere mai stata lasciata da un fidanzato (figuriamoci dal marito), non essere mai stata licenziata. Cosa serve per vincere senza tregua? Bravura e intelligenza (vedi sopra), una dose di fortuna (quella sempre) e spietatezza al punto giusto: cioè non lasciarsi mai andare, colpire per prime per evitare di essere colpite, mai cadere nella trappola dell’emotività. Si vince ma (forse) si muore di freddo (interiore).
  7. Non affondare mai il coltello – Quest’ultimo consiglio è riferito in particolare alle donne che vogliono far carriera nel giornalismo. Ogni brava giornalista (e abbiamo detto che la bravura è indispensabile per far carriera) sa che, se facesse quella precisa domanda a quella persona, affonderebbe il coltello in cerca della verità: questo provocherebbe una ferita dalla quale sgorgherebbe sangue, certo, ma forse una stilla di vero ne uscirebbe. Milena Gabbanelli, per esempio, fa così, e anche Franca Leosini nel suo campo. Strano che abbiano fatto carriera. Per tutte quelle che non sono superlative come le due giornaliste citate, è meglio rinunciare a domande scomode e a coltellate impreviste. Si sta più sicure.

Dice: ma tu che sai tutto, perché non hai fatto uno straccio di carriera e te ne stai, sconosciuta a tutti, a ballare il samba sulla spiaggia di Rio? Perché a me tutto questo annoia. Sono un’anarchica, ricordi?

Leggi gli altri post di Amanda