Bruci la città (e vinca Virginia Raggi)

 

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Per fortuna non voto a Roma, però ci ho vissuto molti anni, mi ha dato tanto, le voglio ancora bene e mi sento di dire la mia. Roma va bruciata. Data alle fiamme, incendiata, carbonizzata, come avvenne sotto Nerone.

Non è un mistero che la città è alla deriva: degradata, devatasta, difficilissima da risollevare e raddrizzare. Appesantita dalle spese di Walter Veltroni, che pure aveva un’idea di città, è stata flagellata dalla crisi economica e dalla giunta Alemanno, per poi essere solennemente presa in giro da Ignazio Marino. Su quest’ultimo se ne sono dette tante. Dal mio personale osservatorio, negli anni in cui Marino è stato al potere non ho visto cambiare niente, anzi semmai ho constatato peggioramenti. Le strade sono rimaste piene di buche, i cassonetti strapieni di spazzatura, il traffico insostenibile, gli homeless sempre più numerosi, la città sempre più insicura, sporca, trascurata, le cose sempre così complicate. L’allontanamento di Marino è stato, a mio parere, necessario: e non perché “non piaceva a Renzi”, come una parte della sinistra (la solita, quella auto-distruttiva, sosteneva), ma perché era assolutamente inadeguato a governare la capitale d’Italia.

Ed eccoci qua. Il primo turno delle amministrative si è svolto e sappiamo come è andata. I voti più numerosi sono andati a Virginia Raggi dei 5 Stelle, Giorgia Meloni si è presa la sua parte, Roberto Giachetti si è presa un’altra – modesta – parte, Alfio Marchini, se dio vuole, se lo sono filati in pochi.

Chi sceglierei al secondo turno? L’incendio, senza dubbio.

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Giachetti sembra bravo e perbene, e sarebbe il sindaco meno peggio, pur non essendo certo una figura nazionale di primo piano. La Raggi è inadeguata, non c’è dubbio. È stato facile dedurlo dalle affermazioni pre-voto (vedi la famigerata funivia), ma anche dalla sua biografia. Non mi preoccupa che la candidata a sindaco di Roma dei 5 Stelle abbia “lavorato per lo studio Previti“, come le hanno contestato in molti. Al massimo Previti l’avrà visto una volta, per pochi secondi, quando lui le ha chiesto “Scusi signorina, dov’è il bagno?”. Anzi, magari le avesse telepaticamente trasmesso un po’ della sua furbizia da squalo alla Underwood, ovviamente depurata e filtrata in modo che possa essere utilizzata non per le porcate che faceva lui, ma per servire il bene comune – perché ne servirà di onesta “squalitudine” per governare una città come Roma.

Preoccupa di più che nelle sue candide note biografiche la giovane donna affermi di essere “nata e cresciuta nel quartiere San Giovanni – Appio Latino fino all’età di 26 anni”, poi “per amore” di essere “emigrata ad Ottavia” dove vive. Cioè ha cambiato quartiere e si immagina che prima o poi uscirà anche dal raccordo anulare. Un po’ poco per l’aspirante sindaco di una capitale europea. Sempre dalla bio online si evince che ha fatto cose interessantissime e importanti in passato  quali “raccolta degli olii esausti” e la creazione dell’evento “Notte di mezza estate al Pineto”. Da qui si capisce meglio perché non se la senta ancora di gestire le Olimpiadi a Roma. L’auspicio è che non governi da sola, ma col gruppetto dei suoi amici grillini, così magari può copiare i compiti.

Eppure la Raggi va votata. Eppure in tanti la voteranno.  Non credo che i suoi elettori lo faranno solo per odio e rancore verso il Pd renziano (ritenuto colpevole di aver strappato alla città un Ignazio Marino a suo tempo dipinto come “Madonna Patrona dell’Onestà”): una parte certamente sì, lo farà per dispetto, ma non tutti. I più lo faranno – voglio credere – per dare un chiaro segnale al Pd, che pure in passato a volte ha governato bene. E il segnale è “Non puoi continuare a prenderci in giro, non ci devi riprovare”. Votare Giachetti per il bene di Roma sarebbe come se una moglie vessata e abusata dal marito, che quindi sta per separarsi da lui, rinunciasse all’idea perché all’ultimo il marito le porta un mazzo di fiori e “per il bene dei figli”. Si converrà che i nostri figli sono anche più importanti di Roma, egoisticamente parlando. Però la gente si separa lo stesso.

oltre_giardino_OKVediamo dunque cosa farà questa ragazza. Magari la Raggi funziona come funzionò il giardiniere nel film “Oltre il giardino” con Peter Sellers (anche se, come sappiamo, i film sono film e la realtà è ben diversa). Oppure no, non funziona, non ci capisce niente, la mafia stappa champagne, i corrotti ridono, la gente comune si arrabbia ancora di più di quanto è normalmente arrabbiata. E allora divampa l’incendio.

 

E l’incendio – deo gratias – distruggerà tutto: le inefficienze, i disagi, le brutture che offuscano la Grande Bellezza, i mucchi di spazzatura per le strade, gli scioperi dell’Atac il venerdì per fare il ponte, gli autobus vecchi e sovraffollati, la metropolitana dove ci piove dentro, gli statali sfaticati e ladri, i dipendenti privati anche loro abbastanza sfaticati e abbastanza ladri, la gente sempre più maleducata, isterica, stressata, i poveri in costante aumento, i barboni, gli zingari che frugano nella spazzatura e scippano i turisti, i camion bar piazzati davanti al naso delle opere d’arte immortali, la sciatteria, la trascuratezza, l’immoralità. Tutto raso al suolo e purificato dalle fiamme.

Per evitarlo servirebbe un guizzo di etica, il desiderio squisitamente altruistico di salvare una città che pure è bellissima ed è stata grande.

Ma non c’è, non c’è ancora. Abbiamo giusto Virginia, per il momento. E allora che Virginia sia. Se non ce la farà muoia Roma con tutti i grillini – per poi risorgere naturalmente, perché quando si è toccato il fondo non si può che risalire. Oppure viva e prosperi, chi lo sa. Il malato è terminale, serve una cura shock.

 

colosseo

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