L’America oggi? Spietata e sola: 8 cose che ho capito dalle serie tv

mad_men_season_5_cast_photoUna società ambiziosissima, vincente a tutti i costi, ma spietata e profondamente sola. Così mi immagino oggi gli Stati Uniti. Ma cosa ne so io? Poco o nulla, non ci vivo mica. So quello che leggo, quello che vedo. Però vedo tanto, e da tempo. Vedo le serie tv. Prodotti costruiti e girati di solito con grande professionalità. Oggi le serie tv si equivalgono ai romanzi d’appendice dell’Ottocento: sei sempre ansioso di vedere (leggere) la prossima puntata. Rappresentano ormai la Cultura, sia pur Cultura Pop, perché ci spiegano chi siamo e dove stiamo andando. Alcune hanno a mio parere lo stesso valore di un grande romanzo: penso a Lost, a Mad Men, a House of Cards…Altre sono semplicemente fatte bene. Ce n’è per tutti i gusti. Cito in ordine sparso: Friends, Sex and the City, How I met your mother, Will e Grace, Lie to Me, Doctor House, ma ce n’è un’infinità.

Sono ambientate quasi sempre in grandi città, in luoghi d’eccellenza, con protagonisti d’eccellenza: parlano di noi, di loro. Quello che vedo mi piace – perché avvincente, appassionante, divertente – e non mi piace. Racconta di una civiltà che sorride brillante al resto del mondo quando in realtà è a un passo dall’abisso. Questo è quello che vedo. E qui spiego perché.

  • Corrono sempre, tutti. Si parlano mentre camminano veloci. Vanno , molto di fretta, da lie-to-me-2qualche parte. Poi, certo, c’è il top manager o il mega-politico con ottimo stipendio che ogni tanto viene ripreso mentre se ne sta spaparanzato sulla mega-poltrona del suo mega-ufficio, magari con i piedi sulla scrivania, e ci sono dipendenti e segretarie che stanno seduti, chini sul computer. Ma le cose importanti se le dicono camminando velocemente. Dà un senso di ritmo, di frenesia, dello stare sempre sul pezzo. Però mette anche un po’ ansia.
  • Only the best – Qui si parla dei migliori, di quelli bravissimi, di quelli intelligentissimi, dei medici che risolvono casi impossibili come il Doctor House o degli antropologi che capiscono se una persona sta mentendo soltanto guardandola in faccia come in Lie to Me. Sono circondati da collaboratori brillanti, ma mai quanto loro. Il messaggio è: “Siamo i più forti, siamo i padroni del mondo”. Almeno fin quando non arrivano i cinesi.
  • Le persone vengono licenziate in pochi secondi, d’improvviso, a volte per motivi che appaiono futili – Riescono appena a balbettare qualche insulto, se ci riescono, ma è sottinteso che devono lasciare immediatamente quel posto, dove magari hanno lavorato per anni. Nulla viene specificato su un’eventuale liquidazione, su un periodo concordato di preavviso, su sussidi di disoccupazione. Non se ne parla, non interessa. Via, andare, è finita. Mi è sempre sembrata una cosa di una crudeltà strabiliante.
  • Le donne sono quasi tutte silfidi intorno ai 30, massimo 40 anni, belle, affascinanti ma cast-suits-36723220soprattutto con corpi magri, perfetti e inguainati in abiti elegantissimi – Si intuisce che indossano Prada, Calvin Klein, D&G o qualsiasi altro marchio vada per la maggiore negli Usa. Non un’imperfezione nei capelli o nel trucco, sembrano uscite da ore di parrucchiere-truccatore-sartoria. Anche alle 8 di mattina, anche dopo notti brave o faticose. Negli anni Settanta e anche un po’ negli anni Ottanta il cinema americano (a differenza di quello italiano, che inseguiva le bonazze) proponeva donne non bellissime, magari imperfette nella loro fisicità e nel modo di porsi o agghindarsi, ma decisamente interessanti: penso a Diane Keaton, Meryl Streep, Susan Sarandon…Tutte con qualche piccolo difetto, eppure in grado di convincere il pubblico. Negli ultimi anni il modello proposto è la Donna Impeccabile. Francamente un po’ lontana dalla realtà di tutti i giorni.
  • house-of-cards1L’unico modo di persuadere l’altro è il ricatto – L’America che ci viene restituita dalle serie tv non conosce solidarietà, empatia, pietà e neppure tentennamenti. Chi chiede qualcosa a qualcuno sa perfettamente che quel qualcuno non glielo darà mai e poi mai se non otterrà qualcos’altro in cambio. “You owe me a favour”, “Mi devi un favore”, oppure “I owe you a favour”, “Ti devo un favore”, sono le frasi ciclicamente ripetute nei rapporti tra colleghi o anche tra amici. Una sorta di contabilità dei rapporti umani: una volta ti ho fatto un piacere io, ora tu me ne devi un altro. Corretto ma rigido. E, ancora una volta, spietato. Se non si hanno favori “di riserva”, arriva il ricatto. Ormai si utilizza per qualsiasi cosa: dal diventare presidente degli Stati Uniti al far sentire a disagio il proprio superiore. In una serie tv vista di recente, “Suits”, uno dei capi di un ufficio legale dice qualcosa di negativo a una segreteria e quella, per tutta risposta, gli cita una data (giorno, mese e anno) che evidentemente ha un significato di qualche tipo per l’uomo. Che infatti se ne va con la coda tra le gambe, evidentemente terrorizzato dal fatto che la donna possa rivelare il suo segreto. A questo siamo arrivati.
  • I bambini non esistono – È un mondo adulto, come canterebbe Paolo Conte. Un how-i-met-your-mother-season-1-1280x960caravanserraglio di trentenni, quarantenni, cinquantenni generalmente ricchi o comunque benestanti, di bella presenza, brillanti, forti dei loro studi in qualche costosissima università. Ma sono sempre – quasi sempre – soli. Uomini single o divorziati, donne single o divorziate, spesso finiscono per amarsi tra loro, ma di solito a fine serie. Conducono esistenze quasi totalmente lavorative: sveglia alle 6.00 (negli Usa si fa così), lavoro lavoro lavoro, lavoro anche di sera o di notte, a volte. Poi ci sono le serie del puro cazzeggio tra amici o amiche (Friends, How I met your mother, Sex and the City) dove sembra che nessuno lavori mai. Il minimo comun denominatore è che di bambini ce ne sono veramente pochi. Donne in età fertile, o a volte anche sulla soglia della menopausa, ma rigorosamente senza figli. Uomini anche, se non sono padri single (Lie to Me). I bambini non tirano più nelle serie tv americane, o forse in generale nella civiltà occidentale. Così vengono rimpiazzati con una sorta di surrogati: la responsabile dell’ospedale di Doctor House, per esempio, ha un figlio in provetta, da mamma single. In Sex and the City una è costretta ad adottare due marmocchi perché non ne può avere di propri, un’altra diventa mamma per caso, maternità peraltro inizialmente non accettata. Si parla di interruzioni di gravidanza volontarie, di aborti spontanei, di fecondazione artificiale. In ogni caso la presenza dei bambini è accessoria a quella degli adulti e solitamente accidentale.
  • I genitori non esistono – Come si sa, negli Usa a 18 anni i figli devono lasciare la casa dei genitori e seguire la propria strada. Trovano lavoro, a volte cambiano città o Stato, si fanno la loro vita. I genitori sono spesso rappresentati come coppie benestanti e affiatate, tipo le coppie presidenziali, felici di potersi dedicare in tarda età al relax e agli interessi personali. I figli non li chiamano per mesi (quante volte abbiamo sentito ripetere da un personaggio la fatidica frase: “Devo telefonare a mia madre”?) oppure, se malati, li collocano in qualche costosa clinica privata (leggi ospizio). D’altra parte i genitori a volte borbottano un po’ per l’assenza dei figli, ma le coppie affiatate di cui sopra non sembrano sopportare neppure la presenza dei nipotini, laddove ce ne siano. La società italiana è malata di mammismo e familismo. D’altra parte la società americana sembra aver azzerato il rapporto padri-figli, almeno da quanto ci raccontano gli autori delle serie tv). Mi viene in mente solo una parola: solitudine.

  • Il melting pot ha funzionato – Le attrici nere non si limitano più a ruoli di contorno come how-to-get-away-with-murder-gallery-cast-shot-3002
    giudici di tribunale o vice-poliziotte: sono le nuove boss. Così accade per esempio in How to get away with murder, dove la docente di giurisprudenza e avvocato di grido è una signora nera, over 40, non silfide, non particolarmente bella, sposata con un bianco e con aiutanti bianchi. Sarà l’effetto Michelle Obama, ma ormai siamo molto molto lontani dalla Mamie di Via col Vento. Anche tutte le altre etnie sono ben rappresentate: latino-americani, asiatici, neri…A guardare la tv si potrebbe pensare che le seconde o terze generazioni di migranti sono perfettamente integrate nella società statunitense. E allora perché avere tanta paura dei migranti di oggi? Probabilmente perché non sono belli, ricchi e perfettamente agghindati come i protagonisti di queste serie, I suppose.

 

 

 

Leggi gli altri post di Jo